miércoles, 20 de julio de 2011

Dormida entre soldados de Muhsin Al-Ramli

Dormida entre soldados de Muhsin Al-Ramli

Por: Aljazeera.net

Dormida entre soldados es el nuevo poemario del poeta y escritor iraquí Muhsin Al-Ramli, acaba de ser publicado en El Cairo por la Editorial Hispano-Egipcia Sanabel, con dos cuadros en la cubierta pintados por la poetisa y periodista iraquí Rana Jafer Yasin. El poemario contiene 60 poemas intensos, escritos en árabe y español, todos giran en torno al amor y sus avatares, de modo que la obra a través de la totalidad y del orden de sus textos parece como una completa historia de amor que comienza con la presentación, el conocimiento mutuo y los titubeos, pasando al enamoramiento y la pasión que alcanza su auge, seguidos por las diferencias, los conflictos, el alejamiento, la separación y el final. Con esta principal temática amorosa se entrelazan naturalmente otras cuestiones relacionadas con la complejidad de las relaciones humanas, sus detalles y sus interrogantes, así como la identidad de ambas partes de la relación, cuestiones que el poeta expresó de modo intenso y a la vez sencillo, lejos de la afectación lingüística o de la tipificación de las imágenes románticas, como lo apuntó el poeta cubano Ogsmande Lescayller en su presentación a Muhsin Al-Ramli durante una velada literaria celebrada en Madrid: “Conozco a Al-Ramli desde hace muchos años como poeta, y a pesar de mi gran admiración por su novela Dedos de Dátiles, seguí considerándole como poeta, por eso me alegró la publicación de este nuevo poemario escrito con la lengua de hoy sobre el tema de todos los días, el amor, sin caer en un lenguaje rebuscado o en un romanticismo que suele apoderarse de la mayoría cuando escriben sobre el amor”. “Escribió sobre un tema corazón con un lenguaje de razón carente de innecesarias digresiones. Expresó cuestiones de gran complejidad de modo sencillo, e hizo una representación de la problemática amorosa en nuestro tiempo con el lenguaje de nuestro tiempo. Trató con madurez una experiencia de amor maduro”, añadió Lescayller.
Sobre su propio poemario, Muhsin Al-Ramli explicó: “se trata de una selección de decenas de textos que había escrito sobre recortes de papeles, servilletas de cafeterías y cajas de cigarrillos a lo largo de los tres años que duró una verdadera historia de amor en la que a veces anotaba mis reflexiones y mis reacciones frente a diferentes momentos. Algunos fueron escritos en árabe, otros en español, más tarde los traduje de un idioma a otro”. “Prefiero denominarlos textos, ya que no sé el alcance de su poeticidad, aunque sé con certeza el de su sinceridad, una sinceridad sobre la que cuento siempre en mi creación y en mi vida”, señaló Al-Ramli antes de revelar: “Siempre anhelé escribir una novela sobre el amor, pero me encontré terminando este escrito antes de realizar el sueño de la novela. Quizá se trate en cierto modo de una escapatoria de la novela”.
Es de señalar que el anterior poemario de Al-Ramli Todos somos viudos de las respuestas tuvo tres ediciones entre 2003 y 2008, en árabe, español e inglés.
De su nuevo poemario, leemos los siguientes versos del poema “Portada” con el que empieza el libro:
Aparta la portada
Rasca la piel de mis palabras
Encontrarás que sus huesos; son tres,
y todo lo que he escrito
Fue por y para vosotros:
Tú, la muerte e Irak.

En cuanto al título Dormida entre soldados, podemos apreciar su belleza a través del poema homónimo, en el que dice:
Yo soy soldados que han entrado en todas las guerras
y las han perdido
Mi cuerpo, mi cara, mi cabeza, mi corazón
todos son campos militares
¿cómo has podido sembrar flores en campo de batallas?
Y cómo puedes tener sueños, desnuda
Entre mis alambradas?
………………………………..
Dormida estás entre soldados
Todos son yo
Y todos te quieren.

En el último poema titulado “Despedida” leemos:
Un adiós forzado, un adiós por la fuerza
a aquel del que no quiere separarse
Adiós a lo que hemos esperado y ha venido
Lo que hemos buscado y hecho existir
Adiós al que no se repite dos veces en un corazón
Adiós a la paz
porque ya han vuelto los soldados
Adiós a esta despedida
que no nos despide…
Adiós.
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*Publicado por Aljazeera (árabe), en 26/6/2011 Doha.
http://www.aljazeera.net/Mob/Templates/Postings/NewsDetailedPage.aspx?GUID=4E0D8939-CFC7-4399-B378-FBDAAD5563BB

*Publicado en TODOSNAS en 20/7/2011 Egipto-España.
http://www.todosnas.org/news/

viernes, 3 de junio de 2011

Muhsin al-Ramli e la primavera araba

Intrevista

Muhsin al-Ramli e la primavera araba

Scrittore e poeta (ma anche drammaturgo, traduttore e giornalista) iracheno esiliato in Spagna, Muhsin Al-Ramli è una personalità di spicco nella scena culturale araba contemporanea.
Tornerò presto a parlare di lui su questo blog perché, oltre a essere un caro amico, è uno degli autori arabi che più amo. La nostra amicizia è nata proprio grazie a una corrispondenza elettronica iniziata dopo che avevo letto il suo ultimo romanzo, Tamr al-Asabi3 (Dita di dattero), un libro che ho amato dalla prima all’ultima riga e che spero venga presto pubblicato anche in Italia.

Quella che segue è un’intervista a Muhsin Al-Ramli condotta da Manuel Romero e pubblicata sul sito La voz libre

In quest’intervista, oltre a parlarci di sé e del suo paese, l’intellettuale iracheno ci offre il suo punto di vista sulle rivolte che hanno infiammato (e stanno ancora infiammando) i paesi arabi dall’inizio di quest’anno, e sulle possibili ripercussioni positive di quest’ondata di cambiamento non soltanto dal punto di vista politico e sociale, ma anche in campo artistico. Muhsin sembra guardare al futuro dei paesi arabi con occhi fiduciosi e secondo lui, per imprevedibili che possano essere i futuri sviluppi di questi movimenti di rivolta, una cosa è certa: “Indietro non si torna, e il passo in avanti, per quanto non sappiamo dove ci porterà, è un passo verso il cambiamento”.

Ed ecco l’intervista, in traduzione (Barbara Teresi) dallo spagnolo:

Muhsin Al-Ramli: “La sete di libertà è stata la scintilla che ha portato alle rivoluzioni nel mondo arabo”

Di: Manuel Romero
Madrid, 3 aprile 2011

Muhsin Al-Ramli vive tra due sponde: le sue origini, il suo sangue e i suoi ricordi radicati in Iraq, e il suo presente, la sua attività e sua figlia radicati in Spagna. Nato nel 1967, ha ben presto scoperto che il libero pensiero e la scrittura avevano i loro rischi.
Durante la prima guerra del Golfo (1990-91), dopo l’invasione del Kuwait da parte delle forze irachene, Muhsin Al-Ramli è stato mandato a combattere in Kurdistan, dove ha impedito ad alcuni carri armati di prendere di mira i civili. Non aveva alcun motivo per simpatizzare con Saddam Hussein. Suo fratello, il romanziere Hassan Mutlak, ha preso parte a uno dei vari tentativi di golpe contro il dittatore e nel gennaio del 1990 è stato scoperto e torturato, fino a quando non è stato ucciso il 18 luglio 1990. Essendo un civile, è stato impiccato, mentre i suoi compagni militari sono stati fucilati, “e il costo dei proiettili è stato addebitato alle loro famiglie in cambio della consegna dei corpi”, racconta Muhsin. Poi è cominciata la guerra.
Muhsin Al-Ramli è in esilio in Spagna dal 1995. Poeta, romanziere, giornalista, drammaturgo e traduttore, Muhsin è un virtuoso della penna. Si è laureato nel 1989 in Filologia Spagnola presso l’Università di Baghdad e nel 2003 ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia, Letteratura e Filologia Spagnola presso l’Universidad Autónoma de Madrid (dove attualmente insegna), con una tesi sulle tracce della cultura islamica nel Don Chisciotte. Il suo romanzo Briciole sparse ha ottenuto nel 2002 il premio per la migliore opera in traduzione dall’arabo negli Stati Uniti.
Tra le sue opere, ricordiamo: Dono del prossimo secolo (Amman, 1995), Alla ricerca di un cuore vivo (Madrid, 1997), Foglie distanti dal Tigri (Amman, 1998), il già citato Briciole sparse (Cairo, 1999), Felici notti di bombardamento (Cairo, 2003), Tutti siamo vedovi delle risposte (Madrid, 2003) e Dita di dattero (Madrid, 2008), il romanzo nel quale mette a confronto i suoi due mondi.
Ha tradotto in arabo alcune opere di Miguel de Cervantes, Lope de Vega e José de Espronceda, tra gli altri. A Baghdad, ha ricevuto il Premio per Giovani Scrittori nel 1988 per il suo racconto “L’ultimo incontro con un amico” e nel 1989 per il suo racconto “Metà l’uno”.
Ha lavorato come giornalista in Iraq, Giordania e Spagna e, dal 1992, è membro dell’Associazione dei traduttori iracheni. Ha tenuto conferenze sulla letteratura irachena e araba, sull’arte della traduzione e sul Don Chisciotte. È fondatore, editore e co-direttore della rivista culturale ALWAH, l’unica rivista culturale araba in Spagna. Alcuni dei suoi scritti sono stati tradotti in inglese, spagnolo, tedesco, catalano e curdo. Ha un unico vizio conosciuto: il tabacco.
Cosa le dà la letteratura?
- Mi dà quello che voglio trovare, che è esistenziale. Mi aiuta a conoscere me stesso. Scrivere è la mia vita, non posso immaginare di esistere senza la scrittura.

Scrivere è molto pericoloso?
- Sì, e può portare alla morte. Finché non dici niente, non sei a rischio; il pericolo è dire che ciò che pensi.

Dopo le sommosse, le rivoluzioni e i cambiamenti che stanno avvenendo nei paesi arabi e nel Maghreb, pensa che sarà meno pericoloso scrivere in questi paesi?
- Sì, e già negli ultimi anni, grazie alla tecnologia, è diventato meno pericoloso. La gente usa nomi falsi e scrive quello che vuole. E queste rivoluzioni si devono per il cinquanta per cento alle nuove tecnologie e ai social network.

Quanto tempo dedica a queste nuove tecnologie?
- Faccio un grande uso di Internet, che è il mio collegamento con il mondo. Inoltre ho preso parte alla rivoluzione dei social network che ha fomentato le rivolte nel mondo arabo.

Quanto si sente spagnolo e quanto arabo?
- Direi che per il 60% mi sento arabo e per il 40% spagnolo.

Ci sono contraddizioni in questo suo dualismo tra mondo moderno occidentale e tradizioni arabe?
- In un primo momento, come per ogni immigrato, è stato molto difficile adattarsi alla vita spagnola. Era come essere due diverse persone. Adottavo un certo comportamento quando mi trovavo con spagnoli, un altro quando mi trovavo con arabi. Ma alla fine impari a gestire questa cosa e finisci per scoprire che è il meglio dei due mondi a formare la tua identità.

Quali sono state le sue esperienze più dure?
Arrivare a soffrire la fame. Ma anche non poter tornare al proprio paese, le difficoltà con la lingua e nel trovare lavoro… I primi anni sono stati molto duri.
Durante l’ultima guerra in Iraq lei si trovava già qui …
- Sì, e ho fatto la mia guerra contro la guerra, attraverso la poesia, la letteratura e le manifestazioni.

Perché era contro questa guerra?
- Io sono contrario a ogni violenza e a qualunque guerra. Una guerra non si giustifica mai. In questo caso specifico, per di più, c’erano anche molte possibili soluzioni che non sono state adottate perché gli alleati non hanno voluto. Volevano la guerra, e con il tempo, guardando ai risultati, risulta chiaro che è stato un disastro. Non c’era nessun piano, non importava il prima né il dopo, né il come né il perché.

Come vede le operazioni attualmente in corso in Libia?
- Vedo bene il fatto che si intervenga in Libia, ma lo stanno facendo troppo tardi. Inoltre non sono d’accordo con le modalità con cui stanno portando avanti gli attacchi. Chi è il nemico? Solamente uno [Gheddafi]. Allora perché non colpire soltanto lui?

Che cosa significano per il mondo arabo e musulmano questi cambiamenti di regime, che tra l’altro non sono provocati da una componente religiosa, ma da una componente molto civile, la società intellettuale e istruita?
- In queste rivoluzioni si verifica quel che accade in natura. Se c’è un terremoto da qualche parte, non è solo perché c’è un problema in quel luogo, ma nel complesso. Se un paese ha problemi di inquinamento, non è soltanto colpa di quel paese, ma anche degli altri. Nel mondo arabo accade la stessa cosa: queste rivoluzioni non si verificano perché ci sono problemi locali, ma perché ci sono problemi internazionali. Le circostanze hanno fatto sì che le rivoluzioni abbiano avuto luogo in questa parte del mondo.

Quali sono queste circostanze che hanno acceso la miccia della rivoluzione?
- In primo luogo, è stato il desiderio di libertà a fungere da scintilla nel mondo arabo. Ma anche un crollo di sistema, da un punto di vista filosofico e creativo. In tutto il mondo è giunto il momento di cambiare. Il cambiamento è esploso nel mondo arabo, ma raggiungerà tutti i paesi.

Però i sistemi occidentali dispongono già di meccanismi di libertà …
- Questo è vero per il momento, ma non è detto che continui. Per esempio, perché in occidente ci sono solo due partiti che aspirano al potere in quasi tutti i paesi?
Anche nell’economia accade la stessa cosa. Ci sono segni di esaurimento.

Pensa che queste rivoluzioni avranno un lieto fine o tutte queste frustrazioni potrebbero portare a regredire nuovamente?
- Penso che indietro non si torna, e il passo in avanti, per quanto non sappiamo dove ci porterà, è un passo verso il cambiamento. La situazione era insostenibile.

Quali sono le sensazioni che provate adesso?
- È una sensazione di gioia immensa. È vedere che eravamo come addormentati e ci siamo svegliati. C’è una nuova energia, c’è speranza, abbiamo fiducia in noi stessi. Siamo molto felici.

Esiste la possibilità che qualcuno sfrutti queste rivoluzioni per fini poco chiari?
- Il dato positivo è che si tratta di una rivoluzione di popoli, non di leader. D’ora in avanti nessuno potrà idolatrare una persona, non ci sarà più un dittatore che potrà imporre i propri criteri.

Nel mondo dell’arte, questa nuova aria può favorire la proliferazione di nuove opere?
- Nel campo dell’arte, la rivoluzione del mondo arabo era già arrivata da tempo. Per esempio, ci sono già molte donne che possono scrivere liberamente e possono farsi avanti. Le sementi di queste rivoluzioni in parte erano già presenti nelle opere letterarie della nuova generazione. Abbiamo vissuto uno tsunami nel campo della scrittura e delle arti in generale.

Questi cambiamenti troppo radicali non daranno le vertigini?
- L’Occidente non deve aspettarsi dal mondo arabo, dall’India o dalla Cina, che agiscano secondo la propria prospettiva. Laddove ci sono democrazia e libertà, non c’è alcun motivo di temere le tradizioni del mondo islamico. È tempo di togliersi la maschera e dire le cose come stanno. Le parole e il maquillage non servono a niente. La gente non è stupida, non si possono fare le cose di nascosto. Alcune delle pressioni di cui soffre il mondo arabo sono causate dall’Occidente e dalla sua doppia morale. Parlano di diritti umani mentre spalleggiano i dittatori. Se la Francia e gli Stati Uniti decidono di intervenire in Libia, devono dire chiaramente perché vogliono eliminare Gheddafi. Le persone non sono stupide e si deve parlare chiaro, senza trucco. Il linguaggio di prima adesso non funziona più, perché ognuno di noi è un giornalista, è un cronista. I social network sono la chiave.

A gennaio è stato in Iraq. Quali differenze ha riscontrato tra la città che aveva lasciato e quella che ha trovato adesso?
- A livello fisico direi che tutto è peggiorato. Tutti i ricordi sono stati spazzati via, ad ogni angolo ci sono tracce di pallottole e di battaglie, ci sono rovine, c’è inquinamento. A livello di mentalità, invece, ho notato che si inizia ad accettare il diverso.


Barbara Teresi
http://adabaraby.wordpress.com/2011/05/03/muhsin-al-ramli-e-la-primavera-araba/#more-98

lunes, 4 de abril de 2011

entrevista con Muhsin Al-Ramli / por: Manuel Romero

LA VOZ LIBRE / Cultura

Muhsin Al-Ramli :


'Las ansias de libertad ha sido la chispa en el mundo árabe'



ESCRITOR IRAQUÍ EXILIADO EN ESPAÑA, CUYO HERMANO FUE AHORCADO POR EL RÉGIMEN DE SADAM HUSSEIN


Manuel Romero

domingo, 03 de abril de 2011 Madrid

Muhsin Al-Ramli vive entre dos orillas: su origen, su sangre y sus recuerdos de Irak, frente a su presente, su actividad y su hija enraizados en España. Nació en 1967 y pronto descubrió que pensar y escribir en libertad tenía sus riesgos.

En la primera guerra del golfo (1990-91), tras la invasión de Kuwait por parte de las fuerzas iraquíes, Muhsin Al-Ramli fue movilizado en el Kurdistán, donde evitó que algunos tanques apuntaran a los civiles. No tenía motivos para simpatizar con Sadam Hussein. Su hermano, el novelista Hassan Mutlak, participó en uno de los muchos intentos de golpe de estado contra el dictador. En enero 1990 había sido descubierto y torturado hasta que fue asesinado el 18 de julio de 1990. Por ser civil, le ahorcaron, mientras que a sus compañeros militares les fusilaron, “e hicieron pagar a sus familias el precio de las balas a cambio de entregarles los cadáveres”, cuenta Muhsin. Después vino la guerra.

Muhsin Al-Ramli se encuentra exiliado en España desde 1995. Poeta, novelista, periodista, dramaturgo y traductor, Muhsin Al-Ramli es un virtuoso de la pluma. Se licenció en 1989 en Filología Española por la Universidad de Bagdad y se doctoró en 2003 en Filosofía y Letras y Filología Española, por la Universidad Autónoma de Madrid, donde actualmente da clases. Su tesis versó sobre las huellas de la cultura islámica en El Quijote. Con su novela ‘Migajas esparcidas’ logró en 2002 el premio a la mejor obra árabe traducida en los Estados Unidos.

Algunas de sus obras son ‘Regalo del siglo que viene’ (Amman, 1995), ‘En busca de un corazón vivo’ (Madrid, 1997), ‘Hojas lejanas del Tigris’ (Amman, 1998), la ya mencionada ‘Migajas esparcidas’ (El Cairo, 1999), ‘Las felices noches del bombardeo’ (El Cairo, 2003), ‘Todos somos viudos de las respuestas’ (Madrid, 2003) y 'Dedos de Dátiles' (Madrid, 2008), donde precisamente contrapone sus dos mundos.

Ha traducido al árabe algunas obras de Miguel de Cervantes, Lópe de Vega y José de Espronceda, entre otros. Recibió el Premio de los Escritores Jóvenes, Bagdad, 1988, por su relato ‘El último encuentro con un amigo’ y el mismo premio, en 1989, por su relato ‘Un accidente de copia’.

Ha trabajado como periodista en Irak, Jordania y España y, desde 1992, es miembro de la Asociación de traductores iraquíes. Ha ofrecido conferencias sobre literatura iraquí, árabe, el arte de la traducción y El Quijote. Es fundador, editor y codirector de la revista cultural ALWAH desde 1997, la única revista cultural árabe en España. Algunos de sus textos han sido traducidos al inglés, español, alemán, catalán y kurdo. Sólo tiene un vicio conocido: el tabaco.



* ¿Qué le da la literatura?

-. Me da lo que quiero encontrar, lo que es existencial. Me ayuda a conocerme a mi mismo. La escritura es mi vida, no me imagino existir sin ella.

* ¿Escribir es muy peligroso?

-. Sí, y lleva a la muerte. Si no dijera nada no correría ningún peligro, pero lo peligroso es decir lo que piensas.

*Después de las revueltas, revoluciones y cambios que están sucediendo en los países árabes y magrebies, ¿cree que va a ser menos peligroso escribir en esos países?

-. Sí, y además desde hace poco años gracias a la tecnología es ya menos peligroso. La gente utiliza nombres falsos y escribe lo que quiere. Y el 50 por ciento de estas revoluciones es gracias a las nuevas tecnologías y a las redes sociales.

* ¿Cuánto tiempo le dedica usted a esas nuevas tecnologías?

-. Utilizo mucho Internet, es mi conexión con el mundo. Además, he sido parte de esa revolución de las redes sociales que ha fomentado las revoluciones en el mundo árabe.

* ¿Cuánto tiene usted de español y cuánto de árabe?

.- Podría decir que un 60 por cinento de árabe y un 40 por ciento de español.

*¿Tiene contradicciones en esa dualidad entre el mundo moderno occidental y las tradiciones árabes?

-. Al principio, como cualquier inmigrante era muy difícil adaptarme es la vida española. Era como si fueran dos personas. Me comportaba de forma distinta en función de si estaba con españoles o con árabes, pero con el tiempo se aprende a gestionarlo y descubres que es lo mejor de cada mundo formando tu identidad personal.

* ¿Cuáles han sido sus experiencias más duras?

-. He llegado a pasar hambre. Pero también no poder regresar a tu país, las dificultades con la lengua y con encontrar trabajo… Los primeros años fueron muy duros.

*En la última guerra de Irak ya estaba usted aquí…

-. Sí, e hice mi guerra contra la guerra, desde la poesía, la literatura, las manifestaciones.

*¿Por qué estaba en contra de esa guerra?

-. Yo estoy en contra de la violencia y de cualquier guerra. No lo justifico nunca. Pero en este caso concreto, además, había un montón de soluciones que no se dieron porque los aliados no quisieron. Ellos querían la guerra y con el tiempo, viendo el resultado, se ha demostrado que ha sido una chapuza y un desastre. No había un plan, no importaba el antes, ni el después, ni el cómo, ni el por qué.

*¿Y cómo ve las operaciones que se están llevando a cabo ahora en Libia?

-. Veo bien que se intervenga en Libia, pero llegan tarde. Tampoco estoy conforme con la forma en que se está llevando a cabo los ataques. Porque ¿qué enemigo hay? Solamente uno [Gadafi]. Entonces, ¿por qué no ir sólo a por él?

*¿Qué significan para el mundo árabe y para el mundo musulmán estos cambios de régimen, que además no vienen dados por un componente religioso, sino por un componente muy civil, muy de la sociedad con formación intelectual?

-. En estas revoluciones ocurre lo mismo que en la Naturaleza. Si hay un terremoto en algún sitio, no es sólo porque el problema esté en ese sitio, sino en el conjunto. Si un país tiene problemas de contaminación, no es sólo culpa de ese país, sino también del resto. En el mundo árabe ocurre lo mismo: estas revoluciones no se dan porque haya problemas locales, sino porque existen problemas internacionales. Las circunstancias han hecho que las revoluciones se hayan dado en este punto del planeta.

* ¿Cuáles son esas circunstancias que han hecho saltar la chispa de la revolución?

-. Primero, las ansias de libertad ha sido la chispa en el mundo árabe. También hay un agotamiento de sistema, de filosofía y de creación. Ha llegado el momento del cambio en todo el mundo. Ha explotado en el mundo árabe, pero va a llegar a todos los países.

* Pero los sistemas occidentales ya disponen de mecanismos de libertad…

-. Eso de momento, pero también puede llegar al agotamiento. Por ejemplo, ¿por qué en Occidente sólo hay dos partidos que aspiran al poder en casi todos los países?

Con la economía ocurre lo mismo. Hay síntomas de agotamiento.

*¿Crees que estas revoluciones van a tener un final feliz o todas esas frustraciones pueden llevar a un retroceso otra vez?

-. Creo que no hay marcha atrás y el paso adelante, aunque no sabemos a dónde nos llevará, es un paso al cambio. La situación era ya insoportable.

* ¿Cuáles son las sensaciones que tienen ustedes en estos momentos?

-. Es una sensación de alegría inmensa. Es ver que estábamos como dormidos y hemos despertado. Hay una energía nueva, hay esperanza, hay confianza en nosotros mismos. Estamos muy contentos.

* ¿Hay posibilidades de que haya personas que utilicen estas revoluciones para fines poco claros?

-. La parte positiva es que se trata de una revolución de pueblos, no de líderes. A partir de ahora nadie podrá idolatrar a una persona, ya no habrá un dictador que pueda imponer su propio criterio.

* Para el mundo creativo, ¿estos son también nuevos aires que pueden provocar la proliferación de nuevas obras?

-. La revolución en el mundo árabe había llegado antes a ese mundo creativo. Por ejemplo, hay ya muchas mujeres que pueden escribir libremente y que pueden dar la cara. Parte de la semilla ya estaba reflejada en las nuevas generaciones de la literatura. Hemos vivido un ‘tsunami’ de la escritura y de las artes en general.

* Dentro del mundo árabe y magrebí, ¿existe preocupación por los derechos civiles, por ejemplo por los derechos de la mujer?

-. Claro que sí. En toda la historia lo que se ve en la superficie es que los hombre hacen los hechos históricos, son los que cambian el mundo, pero, si te fijas, siempre hay una mujer que mueve todo. Muchas veces sólo por satisfacer a una mujer haces un cambio en tu vida. Las mujeres están siempre presentes.

*¿Y no va a haber vértigo de unos cambios demasiado radicales?

-. Occidente no tiene que esperar del mundo árabe, de India o de China que actúen según su propia óptica. Si ya tenemos democracia y libertad, no hay que tener miedo a las tradiciones del mundo islámico. Es el momento de quitarse las máscaras y de decir las cosas como son. Ya no sirven las palabras y el maquillaje. Los pueblos no son tontos, no se puede ya hacer cosas ocultas. Parte de esta presión del mundo árabe es de Occidente y su doble moral. Hablan de derechos humanos mientras protegen a dictadores. Si Francia y Estados Unidos deciden intervenir en Libia, tienen, tiene que decir claramente que es para matar a Gadafi. La gente ya no es tonta y hay que hablar claramente, sin maquillaje. Ese lenguaje de antes ya no sirve porque cada persona es periodista, es cronista. Las redes sociales son clave.

* En enero estuvo usted en Irak. ¿Qué diferencias observa entre la ciudad que dejó y la que ha encontrado ahora?

-. A nivel físico está muy mal. Todos los recuerdos están borrados, hay huellas de balas y de batallas en cada rincón, hay ruinas, hay contaminación. A nivel de entendimiento sí que he notado que comienzan a aceptar lo diferente.


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*Publicada en el diario (LA VOZ LIBRE), en domingo, 03 de abril de 2011 Madrid.


sábado, 26 de marzo de 2011

Dedos de Dátiles _ (Lector) _ Alberto Balbas







From: Alberto Balbas
To:
Muhsin Al-Ramli
Subject:
Dedos de Dátiles _ (Lector)
Date: Tue, 22 Mar 2011



Hola Muhsin,

Lo primero, muchas gracias por su libro. Me gusta mucho la temática de su libro, el contraste, los choques culturales, la incomprensión, las relaciones humanas, el amor, la venganza...

Sobre todo, también esa terca idea una vida lineal, sin darnos cuenta que cualquier pequeño gesto, puede cambiarlo todo para siempre. Y como ese mismo gesto, tocar el culo de una mujer, una vez lleno de significado, más tarde sin ninguno... y la venganza que conlleva.

Compré el libro como regalo para una amiga mía italiana que lleva varios años aprendiendo árabe, y me lo leí primero, para participar de su mundo. A la vez participé del vuestro, creo que las personas estamos siempre divididos en muchos sentimientos, que a veces podemos ordenar, y otras veces dejamos correr. Esa manera de vivir, sobrevivir de las grandes ciudades, de vivir el momento siempre entretenido con alguna urgencia, la comida, el trabajo, tomar un café...

No le entretengo más, enhorabuena Muhsin!
Mis palabras, es lo que sentía y quería darte las gracias.
En poco tiempo comenzaré a aprender árabe.

Un abrazo y sigue escribiendo por favor.



Alberto Balbas
abalbas_iz@hotmail.com

lunes, 20 de diciembre de 2010

Poëzie van / Irak / Iraaks Muhsin Al-Ramli بالهولندية

Poëzie van Muhsin Al-Ramli

Muhsin Al-Ramli

Vertaling: © Yvonne van der Bijl


Verjaardag

Mijn land is een taart
en de raketten zijn de kaarsen
Er zijn vele gasten
en mijn bloed wordt opgediend in koppen
Het huis is van mij
en mijn familie is vermoord
Maar, van wie is dit verjaardagsfeest,
als ze me al vermoord hebben
voordat ik geboren ben?

* * * * * * *

Unieke liefde

Oh, vrouw moe van de zoektocht naar de unieke liefde
en je volgt me alleen
neem mijn hart, een kussen
voor jouw hart dat moe is
neem mijn hart, een aantekenboekje
voor jouw hart dat het niet heeft begrepen
neem mijn hart, een bewaker
van jouw hart dat is bedrogen
oh, vrouw moe van de zoektocht naar de unieke liefde
en je volgt me alleen
zie en neem me voor jou
met jou
omdat zonder jouw liefde
ik degene ben die alleen is.

* * * * * * *

Een unieke vrouw

Ik ben niet in staat jouw verslapping in beslag te nemen
Slinger je borsten
naar de andere kant.

Je bent mijn medeplichtige in het bekritiseren van deze wereld en
je bent woest
omdat ik bang ben van je te houden.

Ik zal je liefde niet zoeken
ondanks dat mijn liefde je zoekt,
en ik zal vragen vraag tot de dag van mijn dood
Wie ben jij?

Ik ben bang van je liefde,
Ik zal je liefde niet zoeken
ondanks dat mijn liefde je zoekt,
ondanks dat je iemand bent van wie ik hou.

* * * * * * *

Standbeelden

De standbeelden staan in het midden van de fontein
En wij, in het midden van de steden
in het midden van de wereld
Als de standbeelden ons speelgoed zijn
Van wie zijn wij dan het speelgoed?
En hoe spelen de standbeelden dan
als wij er niet zijn?
Wat doen ze als wij weggaan
nadat we de straal van de fonteinen hebben uitgedaan?

* * * * * * *

Het verdriet

Het is een stekelige boom
die in het hart groeit
groeit,
... groeit
en groeit,
totdat zijn enige fruit
valt;
een verrot kadaver
dat ben jij.

* * * * * * *

Hier ben ik

Ik besta waarin
ik het gevoel ontdek;
verblijvend in het leven.
Bezet door datgene
wat ik niet kan benoemen;
bezeten door de poëzie.

* * * * * * *

Na de regen

Na de regen:
Zonnen tussen de wolken en in de beekjes
zoetigheden van amandel en hazelnoten
vijgenhoning en een warm brood

Na de regen:
Mijn moeder, mijn broers
ons huis van klei,
onze witte duiven.

Na de regen:
Gekleurde bogen van vrede,
zonder wapens, zonder president.

Na de regen:
...... na de regen.

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*Muhsin Al-Ramli: Schrijver, dichter, vertaler en wetenschapper, schrijft in het Arabisch en Spaans. Is geboren in Irak in 1967. Leeft in Spanje sinds 1995. Doctoraal filosofie en letteren en Spaanse filologie. Universiteit van Madrid 2003, thema van doctoraal scriptie: De sporen van de Islamitische cultuur in Don Quichote. Vertaler van diverse Spaanse klassieken naar het Arabisch. Gepubliceerde werken: Geschenk van de komende eeuw (Korte verhalen) 1995. Op zoek naar een levend hart (Theater) 1997. Bladen ver van de Tigris (korte verhalen) 1998. Verstrooide kruimels (novelle) 1999, Arkans Prijs (Verenigde Staten) 2002 voor de Engelse versie. De gelukkige nachten van het bombardement (verhaal) 2003, We zijn allen weduwnaren van het antwoord (poëzie) 2005. Vingers van dadels (novelle) 2008, genomineerde finalist voor de (Booker) van de Arabische roman 2010. Medeauteur van het culturele tijdschrift Alwah. Momenteel professor aan de Saint Louis University, Madrid.

Yvonne van der Bijl
http://www.yvonnevanderbijl.nl/

domingo, 19 de diciembre de 2010

Commentaires à propos d'un roman irquí / M. Abdelkefi


Doigts de dattes


Mohamed Abdelkefi


Je ne vais poser aucune question à notre ami Mr. Al-Ramli. Si vous permettez, je vais plutôt faire un commentaire, mais je m’affronte à un petit problème; j’ai comme règle et habitude de critiquer les personnes en leur présense; mais jamais je ne fais l’éloge de quiconque en sa présense.
Mais, comme ce serait incorrect faire sortir notre auteur, cette fois será l’exception qui confirme la règle.
J’ai eu le privilège et le plaisir de lire presque tout ce que notre auteur a écrit en árabe. Je sais, comme beaucoup, que c’est un écrivain romancier qui domine l’art du roman et qui accomplit à la perfection ses conditions requises: style, construction, developpement, suspense, dénouement, etc…
Mais, avec ses¨ doits de dattes¨ je me suis trouvé devant un dilemme car je n’ai pu classifier cette oeuvre. Serait ce un roman? C’en est un, mais non. Parceque en passant des moments agréables en la lisant, attentivement et profondément, j’ai eu deux surprises; la première est la domination de la langue de Cervantes dans un style, doux, simple et très riche en vocabulaire et léger malgrè tout ce qu’elle renferme d’oriental,d’ irakien,de religieux avec des citations coraniques, traditions et poèmes.
La deuxième surprise est la découverte d’une autre facette, un autre aspect de Muhsin Al-Ramli, est c’est celle d’un narrateur. J’ai rencontré, le journaliste, le sociologue, l’historien, le pacifiste et beaucoup plus; tout ceci dans la peau et la voix d’une victime de l’injustice.
Il nous parle de politique, sans politique; il détruit avec deux exemles vivants tout ce que les politiciens et les moyens de communicación nous ont mis dans la tête, ce quelque chose qu’ils ont appelé problème kurde.
Dr. Al-Ramli nous offre plusieurs concepts bien dessinés, tels que l’amitié, la parenté, la cohabitation; mais son sommet le plus haut, sa ¨République de Platon ¨, sa ¨Cité idéale ¨de ALfarabi qu’il nomme ¨monde ¨ et qui, par la bouche de son père, il nous le citue dans une discothèque et nous dit dans la page 123:
- ¨Ceci est un lieu pour la joie, la coexixtence, le pardon, pour se connaître, pour l’amour, la paix, la danse, la vie, les baisers…Ici la violence est prohibé; ici,il n’y a pas de place pour ceux qui se croient supérieurs, ni pour les racistes ou ceux qui se croient forts et braves courageux. Celui qui cherche la violence, les chevaleries et les faux exploits…voici mon passeport . – il sorti de sa poche le passeport et le leva – qu’il le prenne et qu’il va en Irak. Je lui garanti que là bas il trouvera la violence…Ils lui enseigneront les bonnes manières, ils lui metteront ses muscles das son postérieur et il mangera la merde autant qu’l voudra
¨Je peux, avec plaisir, continuer à citer mais je préfère laisser la surprise à ceux qui pensent lire cette merveilleuse oeuvre.
Merci Muhsin de m’avoir emporté à ton Irak, notre Irak, sur les ailes du plaisir d’une agréable lecture.

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Mohamed Abdelkefi, Traduit de l’espagnol

lunes, 6 de diciembre de 2010

CUESTIONARIO PROUST: MUHSIN AL-RAMLI


Las respuestas de Muhsin Al-Ramli
al CUESTIONARIO PROUST

Por: María Jesús Silva


-¿Cuál es para ti la mayor desgracia?
- Las guerras.

-¿Dónde te gustaría vivir?
- Donde vivo ahora, en España.

-¿Cuál es para ti la alegría terrenal más perfecta?
- El entendimiento.

-¿Qué fallo perdonas más fácilmente?
- El que no esté intencionado.

-Tu héroe de ficción preferido.
- Don Quijote.

-Tu personaje histórico preferido.
- Gandhi.

-Tu heroína real preferida.
- Sor Juana Inés de la Cruz.

-Tu pintor favorito.
- Joan Miró.

-Tu compositor preferido.
- Mohammed Abdel Wahab.

-¿Qué cualidad aprecias más en un hombre?
- La sinceridad.

-¿Qué cualidad aprecias más en una mujer?
- La comprensión.

-Tu virtud preferida.
- La sabiduría.

-Tu actividad preferida.
- Leer.

-¿Quién o qué te hubiera gustado ser?
- Mecánico de coches.

-La característica principal de tu carácter?
- La confianza.

-¿Qué aprecias más de los amigos?
- Su paciencia.

-Tu mayor fallo.
- Engancharme al tabaco.

-Tu sueño de felicidad.
- Poder escribir todo lo que quiero.

-¿Qué te gustaría ser?
- Jubilado.

-Tu color favorito.
- Azul celeste.

-Tu flor favorita.
- Jazmín.

-Tu pájaro favorito.
- La gaviota.


-Tu escritor favorito.
- Hassan Mutlak.

-Tu poeta favorito.
- Mahmud Darwish.

-¿Qué aborreces por encima de todo?
- La injusticia.

-¿Qué figuras históricas aborreces más?
- Todos los dictadores.

-¿Qué reformas admiras más?
- Las poéticas.

-¿Qué don natural te gustaría poseer?
- Ser políglota.

-¿Cómo te gustaría morir?
- En paz, consciente, en mi pueblo natal y rodeado de mi familia.

-Tu actual estado de ánimo.
- Entre bien y normal.

-Tu lema.
- Conócete a ti mismo.
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*Publicado en (En busca de otras Ítacas), Diciembre 06, 2010, Madrid